BCI 2026: l’edizione dei record e il valore di giocare in squadra

BCI 2026: l’edizione dei record e il valore di giocare in squadra

C’è qualcosa di simbolico nell’aver scelto uno stadio. È il luogo delle esperienze collettive, dove il risultato non dipende dal talento del singolo ma da come una squadra sa giocare insieme. All’Allianz Stadium di Torino, il 30 settembre e il 1° ottobre, il mondo della panificazione, della pasticceria e del cioccolato si è ritrovato per la ventitreesima edizione del BCI. E il bilancio tracciato da Marco Ampollini, Sales Director Industry Channel di Puratos Italia, non lascia spazio a dubbi: «In tutti i sensi è stata l’edizione dei record».

Record, anzitutto, nei numeri. Più di 250 presenze e una partecipazione diretta e convinta dei clienti, segno di un bisogno sempre più diffuso: fermarsi per qualche ora e guardare avanti insieme. Ma il dato che conta di più, sottolinea Ampollini, è un altro, ed è la qualità delle interazioni. Un forum non si misura soltanto dalle poltrone occupate in sala, ma dalle conversazioni che nascono tra un intervento e l’altro, davanti a un prodotto appena sfornato, tra persone che di solito si incontrano solo per lavoro e che qui hanno il tempo di parlarsi davvero. Anche la serata del 30 settembre, tra la visita allo stadio e al museo e la cena, ha avuto questa funzione: allentare i ruoli e lasciare spazio al confronto informale, quello da cui spesso nascono le collaborazioni più solide.

Il palco ha messo in fila prospettive molto diverse. Lo sguardo geopolitico di Dario Fabbri, i consumer insights di Taste Tomorrow, la longevità raccontata da Sara De Pelsmaeker, il keynote di Giuseppe Stigliano su un futuro che «non è più quello di una volta», l’analisi di Nanno Palte su che cosa si aspettano oggi gli italiani dal bakery, lo scenario dell’intelligenza artificiale tracciato da Alessandro Cattaneo, fino alla tavola rotonda con Alberto Molinari moderata da Massimiliano Bruni. Un mosaico con un filo comune: il consumatore cambia più in fretta delle categorie con cui siamo abituati a descriverlo e chi produce deve imparare a leggerlo prima degli altri.

Ma è nella Food Experience che il BCI mostra la sua anima più autentica. Workshop dal vivo, prodotti da toccare e assaggiare, tecnici e clienti attorno allo stesso banco. «La food experience è sempre un punto comune dove poter parlare, dove poter confrontarsi, dove lavorare insieme per i nuovi progetti», spiega Ampollini. È lì che i numeri diventano impasti e che un trend letto su una slide si trasforma in un’idea da portare in laboratorio il giorno dopo. Il nuovo nome dice proprio questo: non solo ascoltare, ma provare, assaggiare, confrontarsi.

In un mercato maturo come quello italiano, dove crescere significa innovare più che aumentare i volumi, appuntamenti come questo non sono un rito, ma uno strumento di lavoro. Il fischio finale è arrivato all’ora di pranzo del 1° ottobre. La partita vera, però, comincia adesso, nelle aziende e nei laboratori, dove le idee nate a Torino dovranno trovare la loro forma.



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